Poesie da L'Ora prima del treno

Amo in te    (opera finalista del Concorso Letterario Nazionale "Il Giro d'Italia delle Poesie in cornice", 2014)

 

 

Amo in te

l'odore della pioggia

e della terra bagnata,

le tue gambe di sale

e quel tuo modo di sederle

composto e serio.

Amo in te

che arrivi come un ponte,

da attraversare,

a portarmi in un’altra terra

dove c’è l’odore

dell’erba appena tagliata.

Con te i giorni sapevano di frutta,

erano infilati in uno spago

a formare una collana,

il mio viso era gassato.

Amo in me

quello che mi hai lasciato addosso,

so di pioggia e di erba.

Amo in me

te.

Se non t’amassi non avrei peso,

avrei meno denti se non t’amassi

o, forse, braccia senza gomiti,

ed il naso non mi servirebbe a niente.

Ma t’amo

e mi guardo

e son migliore.

 

 

 

    (poesia vincitrice del  Premio Letterario "Ottavio Nepoti Ferrera Erbognone 2012" - 3^ classificata -) 

 

 

Dimmi dove stai guardando

perché lì sarà lo zampillo della fontana dai mille colori,

lì disegnerò l’arcobaleno arlecchino, le strisce e la scia

rotta nei mille coriandoli del carnevale festoso.

 

Dimmi a cosa pensi

perché in quel pensiero

libererò il volo dei colombi dal nastro azzurro,

lì farò apparire il girotondo festoso dei bimbi.

 

Dimmi dove sarà, domani, il tuo risveglio

perché lì sarà il compleanno del sole.

Fa' ch’io sappia dove ti addormenterai la sera,

perché lì sarà il valzer delle stelle.

 

E, quando deciderai di fermarti,

guarnita la zampa,

manda il colombo con nastro dorato

a dirmi dove costruirai la tua casa.

 

Lì porrò la grande quercia a ricordarti la via,

immobile e maestosa attenderà il tuo ritorno.

Lì sarà il canto dell’usignolo,

lì il profumo del tiglio.

 

Dimmi sempre dove sei

perché lì verranno a morire, in silenzio,

le mie paure,

e lì sarà il calmo e pago battito del mio cuore.

 

 

 

Assomigliami un po'

 

Se un po' mi assomiglierai

non pensare quale sia il porto,

fa', piuttosto, che la tua barca abbia remi di legno d’acacia.

 

Se un po' mi assomiglierai

sii formica e cicala,

sì che, quello che hai sulla tavola, tu possa mangiarlo cantando.

 

Schiva i moralisti,

dai fondo al barattolo

e ruba la nutella.

 

Non negare un sorriso mai,

fa' che le tue mani siano sporche

ma solo per la fatica.

 

Guarda quello che c’è dietro,

girati mille volte

ma che sia solo per salutare.

 

Se un po' mi assomiglierai

diglielo mille volte che l’ami,

se lei l’ha detto a te, con lo sguardo, un milione.

 

Cedi il passo con eleganza,

non rubare mai un bacio,

lascia che arrivi da solo.

 

Fa' che niente fermi le tue gambe,

che nulla azzittisca il tuo canto,

che, morire, duri il tempo che separa il lampo dal tuono.

                                                          

Ferma l’orologio

e, se devi lasciarlo andare,

fa' che sia solo per goderti il chiarore dell’alba.

 

Se un po' mi assomiglierai

fa' che la tua anima non sia in vendita,

grida il tuo nome in faccia ai prepotenti.

 

Lascia sempre aperta una porta per la meraviglia,

viaggia sempre con una domanda stampata in faccia,

non esser certo di una risposta mai.

 

Non scordare il tuo nome,

non andare dimentico delle tue radici,

sii migliore dell’albero.

 

E, che il tuo viaggio sia lungo o breve,

fa' che i tuoi desideri non siano affidati al mare in una bottiglia,

scrivili sulla pietra.

 

Se un po' mi assomiglierai

temi la morte,

ma dille che è solo perché detesti non sapere dove stai andando.

 

Se un po' mi assomiglierai

rispetta il cielo,

perché non sai cosa c’è dietro alle nuvole.

 

Assomigliami un po' nei giorni di sole,

e tienimi la mano quando, per me, la pioggia batterà ai vetri

e l'imbrunire lascerà il posto a una notte senza fine.

 

 

 

Ti porto un tango

 

Vorrei portarti un tango,

se solo sapessi dove ti nascondi.

 

Nulla voglio,

niente che tu debba darmi,

niente che tu debba dirmi.

Non avere paura,

voglio solo portarti un ballo,

una danza.

E, insieme,

risvegliare il silenzio dei giorni sprecati,

perduti.

 

E, se ti impegna a muoverti con troppa perfezione,

se per tanta sincronia non siamo ancora pronti,

una leggera baciata ti porterò.

 

Vorrei portarti una baciata

e danzare con te sulla noia,

con un movimento leggero

che non t’impegni l’animo,

che non t’appesantisca il cuore.

E guardarci in faccia, leziosi,

e dirci quant'è bella, ancora, la vita,

e dirti che, se lo vorrai,

avrà tutti i giorni quel ritmo.

 

E, se non ci riterrai più degni di un movimento così dolce ed armonico,

se dirai che non lo meritiamo,

la danza della pioggia io ti porterò.

 

Vorrei portarti la danza della pioggia

a lavarci i peccati e gli errori,

a toglierci di dosso l’inerzia

dei giorni consumati nel niente,

così che noi si possa ripartire

e guardarci in faccia, entusiasti,

e dirci quanto tempo abbiamo,

ancora, davanti.

 

Dimmi dove sei,

sono carica di danza.

Dimmi che mi aprirai la porta

quando ti scoverò in un angolo del mondo

e ti strapperò un sorriso,

e mi guarderai con quello sguardo che conosco.

Allora, farò impazzire i tuoi fianchi

quando tirerò fuori dal mio cilindro un mambo.

 

Dimmi che mi abbraccerai forte

quando, esausti,

balleremo il ballo della mattonella.

Lentamente…

Guancia a guancia…

Tu mi dici che non hai mai smesso,

io ti dico che questo

è quello che non voglio smettere mai.

 

 

 

Il tuo scherzo perfetto   (opera segnalata sulla Rivista Internazionale "Poeti e Poesia" - n. 26 - Agosto 2012 -  Editrice PAGINE)

 

Come mi hai fatta?

Affollata come le vie del centro,

di gente che va, che viene e che resta?

 

Come mi hai fatta?

Come spiaggia al tramonto,

quando i bagnanti, alla sera, la lasciano in pace?

 

Che sorte ha chi non conosce il perdono,

chi porta a letto l’orgoglio,

chi non accetta ritorno?

 

Qual è il destino di chi ama col fiato,

di chi ha mille difetti,

li ama tutti e lo sa?

 

E guardo le mani di chi ha dato ed ha preso,

di chi ha corrotto la luna

e ha giocato col sole.

E sono qui, la barca e la rete,

a tirare le somme del duro e lieto pescare.

Ma tu m’insegnasti, in un modo tremendo,

che questa è una vita dove pescati si è.

 

Come mi hai fatta? Ridendo di gusto?

Pensando ad un rebus?

O ad una beguine?

 

Così mi hai fatta, così diversa da te,

come uno scherzo,

uno scherzo perfetto.

 

 

 

Nuda   (opera segnalata sulla Rivista Internazionale "Poeti e Poesia" - n. 26 - Agosto 2012 -  Editrice PAGINE)

 

Nuda,

vogliono vederti nuda.

 

E spogliati,

per una volta,

agli occhi degli uomini innamorati di te.

 

Non vedi che sono tutti là?

Tutti là per te.

 

Lascia che le loro mani affondino.

Sei liscia o sei porosa?

 

Lascia, per una volta,

che si addormentino sui tuoi profili

a sognare dove hai inizio e dove hai fine.

 

O, piuttosto, togli le vesti

e mostragli i lividi che t’hanno fatto

e i fiori che ti regalavano pentiti.

 

E arrivi in sottana,

come sempre,

sì che quel branco affamato possa solo intravederti.

 

Che mappa hai disegnato per loro?

Quanto dista l'arrivo?

 

E mentre pensano a quanto sei bella,

fermi loro le mani e dici:

io sono la Vita,

e la Vita non si spoglia mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dentro di me

 

Dentro di me sono andata a cercarti,

la valigia piena di bisturi.

 

Io e te,

un paio di guerre,

una dozzina d’armistizi

io e te.

 

Io e te,

mille nuovi soli,

mille nuovi tramonti

io e te.

 

Letti disfatti,

armature distrutte,

milioni di macerie

io e te.

 

Cento porte sfondate,

un arsenale di parole,

spari a salve

io e te.

 

Bolle di sapone,

giri di valzer,

un’altalena non oliata

io e te.

 

Balle di fieno,

profumi speziati legnosi,

insetticida

io e te.

 

Io senza te,

un vuoto a rendere

io senza te.

 

 

 

Nel dolce melograno

 

Ti aprirei,

qui, adesso,

in questo angolo di mondo,

con l’impazienza di quest’ora che hai concesso,

che ho afferrato.

Nessuna forza,

nessuno strappo,

è un divellere mite il mio aprirti,

come si fa col dolce melograno.

 

Ti spoglierei dei chicchi rossi ed opulenti,

ad uno ad uno,

per vedere quale

racchiude quel po’ di noi.

Dove e se ancora tieni,

da qualche parte,

i nostri bicchieri colmi,

quelli che abbiamo bevuti e riempiti,

mille e mille volte portati alle labbra.

 

Ti aprirei,

come si fa col succoso mandarino,

per vedere in quali spicchi

conservi i nostri giorni.

Dimmi che ci sono,

ch’io possa leggere,

nel nocciolo del frutto che queste mani aprono,

impaurite ed avide,

il mio nome, ancora.

 

 

 

Un po' di me

 

Ti lascio andare

come si lasciano andare i giorni vissuti

che sai che non torneranno,

come la barca di carta

che costruisci

e metti in prova sull’acqua.

 

Ti lascio andare

come si lasciano andare i figli

che sai che non t’appartengono,

con lo sguardo benevolo sugli errori che di certo faranno,

sui ritorni con le mani vuote

ma bianche, ancora, e forti.

 

Ti lascio andare

come si lasciano andare certi amori

per i quali non c’è posto in questo mondo,

sventurate rette parallele

condannate a guardarsi

eternamente immaginando un sapore, un odore.

 

Ti lascio andare

mentre porti via, con te, un po' di me.

Porta con te un po' di me

nei giorni lieti che vivrai

e in quelli cupi,

quando il sole non arriverà a scaldarti il viso.

 

Portami nelle mani che stringerai,

nelle caldarroste che, in autunno,

ti porterai alla bocca, a scaldarti le mani e il naso,

nel vino novello, giovane e lieto,

che verrà ad accarezzarti il palato

e a sciogliere i nodi che non smetterai d’avere.

 

Portami con te

quando farai quel grande viaggio che non scorderai,

quando le valigie peseranno e ci sarà nebbia all’aeroporto.

Nascondimi tra le tue ciglia quando guarderai cose che non conosci,

e nelle tue labbra

quando avranno in bocca il sapore della prima volta.

 

Portami con te

quando ti batterà forte il cuore,

quando deciderai di sederti, e penserai sarà per sempre,

e non sarà sulla mia sedia, ma sulla sedia di chi,

forse,

avrà un po’ i miei occhi.

 

Portami anche nell’odio

quando penserai che t’avranno tradito,

quando ti dirai

che non c’è giustizia a questo mondo

e dirai "mai più",

e, mai più, come sempre, non sarà.

 

Portami nel lenzuolo che ti coprirà i sogni,

e nello specchio, ingrato o generoso, che ti guarderà al mattino.

Portami nel dovere e nello svago.

Fa' ch’io non sia una presenza ingombrante

bensì un’ ospite lieta dei tuoi giorni,

un delicato fiore che t’appunti all’occhiello, profumato e colto.

 

Tienimi nel cuore,

in un angolo nascosto

dove verrai a sdraiarti,

lontano dagli occhi del mondo,

quando avrai voglia

di un po’ di me.

 

C’è un po’ di me

nelle lacrime che ora ti accarezzano il volto,

in quelle che non t’affretti

a togliere con le dita,

un po’ di me

e di te.

 

L’orologio che mi separa da te  (opera segnalata sulla Rivista Internazionale "Poeti e Poesia" - n. 25 - Aprile 2012 - Editrice PAGINE)

 

Rotto è l’orologio che mi separa da te,

strappato è il calendario dei giorni da contare.

 

Nulla scandisce più il tempo,

nulla separa la notte dal giorno.

 

Perdute per sempre sono le attese colme di immaginazione

e i ritorni, già con la testa ai nuovi giorni.

 

Via le farfalle,

via le ali.

 

Vuote le tasche,

vuote le mani.

 

Silenzio mi tiene per mano,

Vuoto mi fa da giaciglio.

 

 

 

Il flauto di Dioniso  (opera segnalata sulla Rivista Internazionale "Poeti e Poesia" - n. 25 - Aprile 2012 - Editrice PAGINE)

 

Di cenci vestita,

bianca,

se di purezza o di morte

non me ne curo.

Così mi appari, coscienza.

Taci orgoglio,

t’ho udito troppe volte latrare,

prendi un osso e stai zitto!

E taccia l’io stizzoso!

Tacete pure voi, occhi randagi!

Mutate orecchie!

Non è la lira di Apollo che oggi udirò,

è il flauto di Dioniso.

Il mio stomaco ho da udire.

Il mio ventre è oggi nocchiero

e traghetta, di me, solo il rumore della fame.

 

 

 

In una valigia rossa

 

Vieni fuori e guarda che fai.

Aspetti.

Inganni il tempo aspettando.

È te che inganni.

Come alla stazione, quando hai un’ora prima del treno.

 

Guardi la gente,

cammini,

leggi un giornale,

aspetti,

tra cose e persone che non t’appartengono.

 

Non è la tua vita quella prima del treno.

Ti muovi distratta, non sei più niente,

sei solo una che aspetta.

Ha gli occhi spenti chi aspetta,

non vive il tempo, non c’è.

 

È dentro la sua valigia.

È nascosto in una valigia rossa,

riempita di sogni,

che aspetta, accanto a lui,

un treno.

 

Un treno per giungere in un dove

essere aperta e liberare sogni.

Sogni da donare

a chi aspettava una valigia rossa

con dentro te.

 

 

 

Oggi

 

Domani, è solo un biglietto che hai in tasca.

Ieri, è una candelina che hai già spento.

Oggi, fa' che sia bello!

 

L’amore è un paio di occhiali 3D con cui guardare il mondo,

te ne faccio dono,

indossali oggi.

 

La vita è un disco di vinile,

è così che gira, lenta e perfetta,

t’incanti a guardarla.

 

Guardiamola insieme,

la puntina è già sulla metà.

Ascoltiamo la musica che ha in serbo per noi, oggi!