Poesie da  Giri di parole

Ancora

 

Lascia aperto

così che il sole possa entrare,

è un miracolo che si ripete il sole che arriva,

lascia che entri.

Non t’aspettare solo che scaldi,

a volte acceca,

ma i nostri occhi guariranno

e sarà solo per guardarlo di nuovo.

Lascia che ti abbracci,

che ti avvolga,

che ti travolga,

è bello il calore che senti,

mette sete.

È tanto che non bevi,

bagnati il viso.

Ora guardati,

sei viva.

 

 

 

 

Sulla porta

 

Non è cambiato nulla,

è solo che prima entravo senza bussare.

Non avevo le chiavi, non le ho mai avute,

ma entravo lo stesso, ed era senza bussare.

Ora busso e decidi tu se posso entrare.

E quando è un no e rimango sulla porta,

quella porta che ho tanto amato,

per un istante che non dura un istante,

io la odio.

E se il giorno dopo, per farti un affronto,

decido di entrare senza bussare,

sei tu a farlo a me, perché non è te che trovo.

Non so dov’è il confine, non so neppure se c’è,

ma so che ora ho bisogno di un binocolo

per vedere quello che prima vedevo ad occhi nudi.

Quando apri il sipario è ancora in platea che mi trovi,

ma io non ho il biglietto e mi sento sempre non autorizzata.

Mi piace pensare che per me sia gratis,

ma lo spettacolo gratuito è per pochi

e, quando è per pochi, a te costa il doppio della fatica.

 

Non farmi bussare,

fa' ch’io possa andare e venire e mai andare.

Rendimi il mio lasciapassare,

fa' che le mie corse siano libere,

ch’io possa scendere e salire e mai scendere.

Fa' che non ci siano scale,

distruggi anche quel milione che abbiamo sceso dandoci il braccio.

Fa' che noi si possa stare sempre in una piazza,

che, girandoci attorno, alla sera,

si torni al punto di partenza

così che quello che per gli altri sarebbe sterile,

per noi,

sarebbe una vittoria.

Fa' che non ci siano strade

ma solo la piazza,

la nostra,

e che abbia un bel nome.

Scegli tu il nome.

Neanche a dirlo...

Mi piacerà!

 

 

 

 

Gli occhi delle mamme

 

Gli occhi delle mamme sono luci accese,

stelle quando è notte.

Gli occhi delle mamme sono riversi su di noi,

binocoli quando siamo lontani.

Gli occhi delle mamme rubano il mestiere alla bocca,

è per parlarci senza essere uditi.

Gli occhi delle mamme rubano il mestiere alle braccia,

è per sollevarci senza fare fatica.

Sono telescopi, gli occhi delle mamme,

hanno dentro l’infinito,

perché tale è ciò che vedono guardandoci.

Sorridono innamorati, gli occhi delle mamme,

è perché essi sono collegati al cuore.

Sono semafori:

ci lasciano passare,

ci fermano,

ci lasciano decidere se passare o meno.

A volte li vedi piangere, ma non capita spesso,

perché per farlo essi si nascondono,

e tu giureresti d’averli visti ma essi negano

e ti dicono che non è mai accaduto.

Sono la prima cosa che vediamo, gli occhi delle mamme,

e li porteremo per sempre posati su di noi.

 

 

 

 

Quello che farò per te

 

Costruirò per te una grande campana,

la porrò in cima al campanile più alto,

affinché tu, dominandolo,

possa vedere quanto è bello il mondo

di cui sei padrone.

Prenderò le tue mani e ti aiuterò a suonarla,

affinché i rintocchi fortissimi delle tue risate

risveglino il mondo ancora addormentato.

E se la pioggia stuzzicherà il grande fiume

ed esso vorrà tracimare

diretto, con impeto, verso il tuo campanile,

io costruirò per te la grande diga

affinché arresti il suo corso

impedendogli di giungere a te.

E se il vento del nord vorrà soffiare

e, nella sua folle corsa, decidere di giungere a te,

io lo ubriacherò con un vino pregiato

affinché, ebbro,

arresti esausto la sua corsa

lontano dal tuo campanile.

Parlerò con le rondini,

Dio solo sa se lo farò,

e le convincerò a non migrare,

affinché sul tuo cielo sia sempre primavera.

Questo, amore mio, è quello che farò per te.

E a chi mi darà della folle

e dirà che tutto questo è impossibile,

io risponderò che sono folle, si,

folle d’amore per te.

E spiegherò loro che quando s’ama,

quando si ama come io amo te,

non c’è niente di impossibile al mondo.

Non c’e diga che non si possa costruire,

non c’è vento che non si possa fermare,

non c’è migrazione d’uccelli che non possa essere arrestata.

Perché, ti giuro,

nulla al mondo potrà impedirmi di amarti.

 

 

 

 

 

 

L’impermanenza

 

Ti porterei lì

dove nascono le cose

per farti vedere ciò che non vuoi vedere.

Ti porterei ad oriente

dove nasce il sole

e aspetterei con te la sera

per mostrarti che, per quanta resistenza tu opponga,

è ad occidente che finirà il suo viaggio.

Ti porterei sulla pianta più alta, un giorno di primavera,

e aspetterei con te l’estate

per guardare insieme i suoi semi maturi

e, quando tu vorrai scendere,

ti costringerei ad aspettare l’autunno

per farti guardare ciò che non vuoi vedere.

Ti porterei lì

dove nascono le favole

e, sedendo con te sulle pagine più belle,

ti costringerei a sfogliarle

per arrivare lì dove non vuoi arrivare.

Ti porterei dove nasce l’amore

per farti vedere come una freccia scagliata, per quanta forza abbia,

prima o poi, allenterà la presa.

Ti porterei  fin dentro al tuo respiro

per mostrarti che non puoi tenerlo dentro a lungo

e che, prima o poi, dovrai espirare.

Ti porterei dove nascono i pensieri

per farti vedere che quelli di oggi

non sono più quelli di ieri.

Ma, portandoti in tutti questi posti,

farei attenzione a muovermi molto lentamente

così che per visitarli tutti impiegheremmo una vita intera

e, guardando morire le cose,

saremo gli unici a non morire.

 

 

 

 

Le persone che si amano

 

Il mondo è un posto troppo grande

per tenere insieme le persone che si amano.

E poi hanno inventato il vento.

E Vento, quando soffia, le sparpaglia le persone che si amano.

 

Ma, per quanto distanti,

hanno colori uguali le persone che si amano.

Ma hanno inventato il tempo.

E Tempo li sbiadisce i colori delle persone che si amano.

 

Lasciano le stesse orme le persone che si amano.

Ma hanno inventato la neve.

E Neve, quando cade fitta,

le confonde e le cancella le orme delle persone che si amano.

 

Vedono le stesse cose le persone che si amano.

Ma hanno inventato il buio.

E nulla possono vedere troppo a lungo,

senza che giunga Notte, le persone che si amano.

 

Hanno nelle orecchie la stessa musica le persone che si amano.

Ma hanno inventato il silenzio.

E, quando Silenzio arriva,

nulla possono più udire le persone che si amano.

 

Sentono gli stessi profumi le persone che si amano.

Ma hanno inventato il dolore.

E, quando Dolore arriva,

non riescono più a respirare le persone che si amano.

 

Sono unite da un filo le persone che si amano.

Ma hanno inventato l’uragano, e non risparmia i fili il potente Uragano.

Sono attaccate ad una roccia, ma hanno inventato la tempesta,

e non risparmia le rocce la potente Tempesta.

 

Sono attaccate alle parole le persone che si amano.            

Ma hanno inventato il malinteso.

E l’infido Malinteso scombina le lettere

alle parole delle persone che si amano.

 

Ma questo non basta ad annientarle

e poco importa,

perché portano lo stesso anello le persone che si amano,

un anello che nulla e nessuno può sfilare.

 

Esso è invisibile agli occhi dei più, si nasconde,

perché non è il dito della vulnerabile mano che cinge.

Esso fa da cerchio al cuore.

E nel cuore delle persone che si amano non si può rubare.

 

 

 

 

Quando verrai da me

 

Quando verrai da me non avrò più rose,

saranno appassite tutte 

mentre, guardandole, speravo che non accadesse.

 

Quando verrai da me non avrò più parole buone,

le avrò impiegate tutte a parlare di te con i muri

per scacciare la tua assenza.

 

Quando verrai da me non avrò più occhi per guardarti,

li avrò consumati a cercarti tra la gente

sperando di vedere il tuo viso.

 

Quando verrai da me non ci sarà più legna nel camino,

l’avrò consumata tutta per scacciare il gelo

nelle sere in cui aspettavo di vederti entrare.

 

Quando verrai da me non avrò più il cuscino sul quale amavi riposare,

l’avrò consumato, lavandolo ogni sera,

affinché fosse pronto per te.

 

Quando verrai da me non avrò più pane fresco,

lo facevo tutti i giorni per te, ma troppe volte è seccato,

allora ho smesso.

 

Quando verrai da me non mi riconoscerai,

ho imparato a fare mille espressioni diverse

per nascondere il dolore che ho sentito.

 

Quando verrai da me spero sarà un giorno di sole,

così che possa illuminare meglio la stanza

affinché tu possa vedere bene che tutto è cambiato.

 

Quando verrai da me e sentirò i tuoi passi

mi chiedo se li riconoscerò e se avranno lo stesso tocco tanto amato,

ma poco importa perché non è da quella che credi che ti porteranno.

 

Quando verrai da me e piangendo mi urlerai che hai sbagliato

le mie orecchie non udiranno le tue parole,

ormai sono avvezze al silenzio ed è in silenzio che ti accoglierò.

 

Quando verrai da me scoprirò cosa vuol dire vincere perdendo,

mentre tu scoprirai, solo,

cosa vuol dire perdere.

 

Quando verrai da me non avrò più rose,

saranno appassite tutte

mentre, guardandole, speravo che non accadesse.

 

Ma ora che sto ancora vivendo spero tanto tu venga,

mi servirebbe per rivedere i tuoi occhi, un’ultima volta,

prima di cominciare a sopravvivere.

 

 

 

 

Il mondo

 

Prendi una sedia e lascia che ti segga accanto,

oggi ho da dirti cos’è il mondo per me.

Sono ridicola mentre siedo

perché ridicolo è ciò che ho da dirti.

Hai grandi aspettative.

Pensi ti parli di laghi, di mari, di monti e di fiumi.

Pensi dipinga la bellezza del cielo

e la scia degli uccelli che volano bassi,

o che indugi sul verde dei prati

e sul rumore della vita che scorre,

che ti racconti, rapita,

del colore delle foglie in autunno,

di quel colore che con la sua bellezza ti toglie il respiro.

Ma qui, ahimè, devo coprirmi il volto,

perché non è questo che il mondo è per me.

Il mondo, per me, è il posto dove posso incontrarti.

Se lo percorro in largo e in lungo

è solo nella speranza di poterti vedere.

È folle

ma ti preferisco ai laghi, ai mari, ai monti e ai fiumi.

Ti preferisco alla scia degli uccelli che volano bassi

e alla bellezza del cielo.

È l’idea di incontrarti che mi toglie il respiro

non il colore delle foglie d’autunno.

Nel rumore della vita che scorre

spero di poterti sentire.

Sul verde dei prati

mi riposo dopo averti cercato.

Non lo guardo il mondo, guardo i suoi abitanti

ed è solo per vedere se qualcuno ha il tuo viso.

Il mondo ha il tuo viso.

Ecco perché è così bello il mondo,

è bello perché, in qualche parte di esso,

ci sono i tuoi occhi.

 

 

 

Andiamo a svegliare il mondo

 

Ti vedo

mentre cammini nella notte buia.

Ti chiamo

ma tu non ti volti.

Mi hanno detto che non puoi sentirmi.

Quanto si sbagliano!

Tu, mi senti sempre!

Diglielo,

dì loro che filo ci lega.

È duro e inspessito dal tempo

e ha i colori della vita e dell’arcobaleno.

Io ti sento,

ti sento ridere,

ridere così forte che mi svegli la notte.

Questa notte mi hai svegliata,

ridevi talmente tanto

e mi dicevi di venire con te.

Avevo sonno,

ma come poter rifiutare?

Non abbiamo sempre fatto tutto insieme?

Mi hai preso per mano e mi hai detto:

corri, andiamo a svegliare il mondo!

Abbiamo riso così forte che abbiamo destato gli uomini

e la Terra

ed il Mare.

E Aurora ha chiamato il Sole,

che è sorto,

per far luce su questa coppia folle di insonni

innamorata del mondo e della vita.

 

 

26 agosto 2005

 

 

 

 

Per sempre

 

E quando staremo insieme e tutto sarà cambiato?

Cosa ci diremo quando staremo insieme e tutto sarà cambiato?

 

Parleremo d’altro!

 

E quando tutto sarà troppo cambiato e staremo insieme, e non avremo più nulla da dirci?

Cosa faremo quando staremo insieme e non avremo più nulla da dirci?

 

Staremo in silenzio!

 

E quando non potremo stare più insieme?

Cosa faremo quando non potremo stare neppure più insieme?

 

Ci penseremo!

 

E quando il tempo cancellerà, inesorabile, il ricordo del tuo viso, di te e delle tue parole?

Cosa faremo quando il tempo cancellerà il pensiero di te?

 

Ci porteremo addosso!

 

E cosa faremo quando non potremo neppure portarci più addosso?

Cosa faremo quando finiremo nell’inimmaginabile, nell’indefinibile?

 

Ci riconosceremo! Ci riconosceremo tra miliardi di anime!